Del perche’ gli stronzi galleggiano e l’oro affonda

…ovvero la Merdocrazia.

No. non la meritocrazia, non e’ un errore di battitura…

I soliti pensieri (sospetti)

Niente Merdocrazia
No, Keyser Soze non c’entra niente stavolta. Ma forse Aglieglie Brazof si…
Abu Dhabi
Abu Dhabi. Un paese povero ma che con nu sistema (I’m)meritocratico e solo qualche trilione di dollari riesce a tirare su dei paesotti niente male…

Qualche giorno fa stavamo avendo una bella conversazione tra noi a proposito del perché le cose non funzionino in medio oriente e perché tutti i paesi arabi abbiano quellaspetto un po trasandato e quella incapacità di gestire le cose in maniera efficace, loro unica salvezza i fiumi di danaro che li inondano e tramite i quali (con enormi dispersioni) le cose pubbliche vengono mantenute in uno stato di decenza.

Siamo inevitabilmente passati alla comparazione con la situazione in Italia, perché secondo noi le due società e gli atteggiamenti che causano tutte le inefficienze (perlopiù statali) e tutte le situazioni malate nei due paesi sono più o meno sovrapponibili.

Al che una delle menti illuminate nel gruppo ha partorito unosservazione che suonava più o meno così:

“…gli Italiani hanno paura di innovare o di premiare linnovazione perché’ allora dovrebbero ammettere che alcuni sono più talentuosi di altri. Ebbene, questo sarebbe veramente maleducato [secondo il punto di vista italiano]. Quindi, per evitare di offendere i rincoglioniti che sono tra noi mandiamo avanti i testadicazzo e caghiamo in testa a quelli buoni.

L’effetto M (M come…?)

(…Merdocrazia, appunto)

Volendo dare un nome a questo meccanismo, a questo effetto, lo potremmo chiamare effetto M.

Istintivamente ci viene da pensare: eh sì, è proprio così. Tutti noi abbiamo avuto un capo che non capisce una mazza, un professore rimbambito, amici idioti che però hanno lavori (e stipendi) stellari mentre a noi, che invece siamo sicuramente meglio, niente di tutto questo.

Allora ci siamo chiesti: ma davvero? Abbiamo veramente paura dellinnovazione? Abbiamo paura di ammettere che qualcuno sia meglio di noi?

Che paura
…tipo cosi’?

Lui e’ peggio di me.

Lui non e' sempre peggio di me...
Magari ci riferissimo al film…

Siamo portati a pensare che tutti quelli che ci stanno sopra siano dei cretini. Insieme a quelli che ci stanno attorno e quelli che ci stanno sotto, e che siccome sono tutti cretini, soprattutto quelli che ci stanno sopra ci siano arrivati principalmente grazie alleffetto M.

 

Ma è proprio così o leffetto M ce lo siamo inventati per giustificare una nostra inettitudine?

Un primo scoglio lo dobbiamo valutare nel cosiddetto self-serving bias (Wikipedia aiutaci tu)  che è quel meccanismo, attivo in tutti, per cui si tende a trovare delle giustificazioni che preservino o aumentino lautostima agli eventi che ci occorrono (come dire un errore di valutazione da autocompiacimento). Quella vocina che ci dice in continuazione sono in mezzo ad un mucchio di coglioni.

Una convinzione che ci ricorda tanto Stuck in the Middle with you”… profezie degli anni 60.

Quindi non sono tutti scemi…

Illuminati di questa nuova conoscenza (del self-serving bias, non degli Stealers Wheelers che tra laltro chissà di che si erano fatti prima di girare quel video), siamo sicuri che molti di quelli che consideriamo idioti alla fine non lo sono, e la loro idiozia è solo figlia di quel nostro meccanismo di autoprotezione dellautostima.

Molti, non tutti. Anche perché altrimenti non ci sarebbe spiegazione per tutti i politici, gli scrittori, i registi, le soubrette e tutta la gente coi soldi che riesce a produrre ricchezza (generalmente solo per sé) senza avere nessuna capacità particolare.

Quindi: una volta sfoltita la selva di deficienti (creati nella nostra mente) che ci circondano rimangono comunque i deficienti hardcore. Quelli che proprio non ci riusciamo a spiegare come abbiano fatto.

Ah, ma qualcuno si…

Insomma i cretini genuini 100% D.O.C. esistono. Magari non sono quanti ce ne aspettavamo, ma sono comunque un bel numerino e fanno i loro danni, e ci confermano che lItalia è basata, tra le altre cose, sullavversione alle situazioni innovativamente imbarazzanti, sulleffetto M.
Sulla merdocrazia.

Basta guardare a qualche istituzione dello Stato Italiano per capire che la merdocrazia ci governa, a noi più che agli altri paesi occidentali sviluppati.

Per esempio: parliamo della scuola italiana.

Tutti ci siamo più o meno scontrati con i problemi del sistema educativo, almeno fino alla scuola superiore. Alcune scuole sono ottime, formano i giovani e gli danno gli strumenti per avere successo nel resto della carriera scolastica e nella vita. Alcune. Il grosso delle altre scuole, nella migliore delle ipotesi, cade a pezzi, a volte in testa agli studenti stessi (tipo durante i terremoti, ma anche no).

E i pezzi che cadono non sono solo quelli di muratura, sono i pezzi della cultura e della capacità critica.

Perché?

No, seriamente... meglio fare il pizzaiolo che il chirurgo, oggigiorno.
Forse aveva stato meglio che sarei andato a questa qua di scuola qua.

Perché a scuola non si insegna a ragionare, non si dà un argomento chiedendo agli studenti quale sia la loro opinione informata su quel problema. Semplicemente si danno informazioni predigerite che poi gli studenti devono ripetere. Non capire, non rielaborare.

Ripetere. Ripetere. Ripetere. Ripetere. Ripetere. Ripetere. Ripetere. Ripetere

E questo perché seguire e valutare il ragionamento di altri esseri umani è difficile. Bisogna che chi insegna faccia uno sforzo critico e creativo tutte le volte e siccome chi insegna, a sua volta, è figlio dello stesso sistema, il pensiero critico e la capacità di innovare probabilmente non fanno parte del suo bagaglio culturale e di capacità: gli sono stati tolti quando era ancora a scuola.

Forse è meglio allora dire agli studenti esattamente cosa pensare, come pensarlo e come dirlo ed aspettarsi che agli esami vengano ripetute più o meno a pappagallo le nozioni impartite. E questo non solo per le materie umanistiche, ma anche per quelle scientifiche, dove magari esistono più soluzioni, tutte giuste, ma solo una è quella autorizzata dal copione.

Un giradischi rotto, la scuola (e luniversità) è un giradischi rotto che ripete sempre la stessa sezione del disco. E nessuno si chiede come mai. E chi va avanti? Chi si bea di imparare quella sezione a memoria e saperla ripetere perfettamente, gracchi, suoni, parole e note (a volte anche stonate). E si accontenta, anzi ne è fiero, e per questo viene premiato.

If he was wearing a pocket watch, the world would freeze solid from the coolness
Certo, se i professori fossero tutti cosi’ sarebbe un bel casino discuterci…

Quello invece che magari il disco lo cambia, sostituisce la puntina o smette di ascoltare il giradischi ed impara a suonarsi la canzone da solo viene multato. “…Non si fa. Gli altri non possono mica tutti permettersi di imparare a suonare. Mica parlano tutti le lingue. Mica sono tutti nati col genio della matematica (men che meno il professore). Quindi per favore ritorni quando ha memorizzato la sezione del disco che è oggetto desame

E partendo dalla scuola questa abitudine alla ripetizione per compiacere ladulto di turno si ripete nella società adulta, con il ruolo del professore che viene via via assunto dal capo, dal consorte, dagli amici, dal capo partito (non ne abbiamo avuti per niente di capi assoluti di partito in Italia negli ultimi 20 anni, vero?) in qualunque situazione in cui invece quella vocina fuori dal coro sarebbe utile, molto utile

La placca e' a Weston-Super-Mare, una localita' (soprendentemente) sul mare, in UK.
be’, recentemente un par de … visto che Marconi (si’ il nostro) ha dovuto rivolgersi alla Regina per giocare come piaceva a lui… Vogliamo parlare di Enrico Fermi?

Ed eccoci arrivati al motivo centrale: ecco perché lItalia ha prodotto e produce innovazione dal rinascimento in poi (veramente dallimpero romano in poi) ma ultimamente molte delle scoperte e delle invenzioni italiane avvengono sotto lala di sistemi-paese stranieri. Perche da noi un neolaureato non può permettersi di pubblicare un paper accademico con qualche scoperta geniale senza che ci sia la firma del prof. Baron. Figldiputt. Gran. Cav. Del Lav. Pinco Pallino. Ecco perché’ la fuga dei cervelli.

 

Ed ecco perché’ in Italia abbiamo pagato 15-20.000 euro al mese ad un perito agrario, un maturato scientifico ed una classica per impostare le politiche di sviluppo del paese in campi come la giustizia, la sanità ed il lavoro.  Daltronde sono lavori semplici, tutto quello che bisogna fare è ripetere a pappagallo quello che dice il capo, sennò lo offendiamo, sennò poi sembra che siamo più intelligenti di lui.

(Piu’ informazioni qui e qui)

In questa situazione, il capo vince, la merda vince, e gli uomini con lanima doro (e qui di nuovo ci vengono in  aiuto i filosofi greci, grazie Platone ma questo è argomento per un’altra discussione) affondano, nel mare dove invece i merdocratici galleggiano e godono.

Dr. Facebook & Mr. Hydeme ovvero “specchio, specchio dei miei like…”

Che direbbe Nico?

Nico, che bei tempi....
source: www.iovivoaroma.org

Facebook e’ lo specchio dell’anima. Nico Girardi direbbe “ma dell’anima de li mejo mortacci vostra!” ma quelli erano gli anni settanta e a malapena gli italiani avevano il telefono in casa, figuriamoci l’internet, o Facebook.

 

The Zuck in una delle sue espressioni piu’ intense

E’ inutile dilungarsi sulla storia di Facebook, la conosciamo. Siamo tutti gelosi di Mark Zuckerberg e di come ‘sto giovanotto roscio, con la faccia da scemotto si sia riempito di soldi senza manco finire l’universita’ e sia diventato uno degli uomini piu’ ricchi del mondo semplicemente dando modo a milioni di persone “de nun fasse i cazzi loro” (cit. Nico Girardi) come dovrebbero .

Insomma le solite cose trite. …e Facebook ci ha cambiato la vita. …e i social ci influenzano. …e i social ci impongono il modo di rapportarci agli altri. …e le fake news. …e i new media e i modi di utilizzarli a scopo comerciale-pubblicitar-propagandistico. ….e le multinazionali che ci

…de che?

profilano. …e la privacy che manca (ma poi privacy de che? mica e’ obbligatorio iscriversi a un social, usare un servizio di email gratuito ecc.)

 

Sono tutti scemi (su Facebook) o sono scemo io?

Ma soprattutto …e Facebook che “da un po’ e’ solo un ricettacolo di post cretini e fake news, e di gente che non capisce un cazzo”.

Ecco, e’ da un po’ che sentiamo gente ripetere questa cosa come un mantra. Facebook e’ “diventato” stupido, o lo siamo diventati noi?

L’ipotesi e’ che, semplicemente, Facebook mostri le cose che Facebook “pensa” siano interessanti per noi. La conferma arriva dando un’occhiata a questa pagina ed arriva completa, scioccante.

Facebook stesso ci dice che “The stories that show in your News Feed are influenced by your connections and activity on Facebook.” (sorry se non capite l’inglese, forse e’ il caso di leggere qui…)

E qualche dettaglio in piu’ ce lo da “The Guardian” in un articolo del 2014:

How does this [newsfeed selection] algorithm work? Backstrom explained that factors include: how often you interact with a friend, page or public figure; how many likes, shares and comments individual posts have received; how much you have interacted with that kind of post in the past; and whether it’s being hidden and/or reported a lot.”

…allora e’ colpa nostra…

Quindi, la conclusione naturale e’ che Facebook ci ritorna una versione di noi stessi. La versione basata sul nostro comportamento e sulle nostre interazioni sul social.

E’ difficile venire a patti con questo concetto, col fatto che la stupidita’, le fake news, le bufale, i clickbait, le stronzate che vediamo sulla nostra homepage sono alla fine una nostra responsabilita’.

 Quindi, quando guardando il nostro newsfeed su Facebook ci viene da chiederci “…ma che cavolo succede, si sono tutti rincoglioniti?” o pensieri del tipo “…ma guarda sti coglioni…” stiamo criticando i risultati delle nostre azioni e la versione di noi stessi che una macchina (un algoritmo) ci ritorna.

Piu’ o meno questo e’ quello che succede  cliccando a cazzo sul post di facebook… e allora uno si chiede…

…mi avete preso per un coglione…

…No, sei un Eroe!!!

Allora forse sarebbe meglio chiedersi: ma io sono così coglione?

Forse la risposta e’ si’.

Eh si, le dimensioni contano…

Forse la risposta e’ che (virtualmente, ma poi alla fine anche IRL – In Real Life) ci accompagnamo a gente che poi ci fa comodo considerare come imbecille, come meno intelligente di noi. Insomma di gente che (pensiamo) ce l’abbia piu’ corto (o l’equivalente “paragonistico” femminile) cosi’ automaticamente noi ce l’abbiamo piu’ lungo.

Lo specchio sabotato

Ma la verita’ e’ dietro l’angolo, ed e’ spietata come lo specchio di biancaneve. Infatti, se e’ vero che la presentazione selettiva di informazioni (e la loro re-visione) sul nostro profilo ci causano una impennata dell’autostima (perlomeno secondo questo studio), con tutto quello che ne consegue, e’ pure vero che quando ci ritornano da Facebook “interventi imbecilli” questi interventi non ci piacciono, e non ci piacciono perche’ sono la fotografia dei nostri comportamenti, delle nostre amicizie e delle nostre inclinazioni, fatta da una macchina, senza che noi possiamo applicare quella selettivita’ con cui ci costruiamo invece il super-personaggio che e’ descritto nei nostri profili.

La fotografia dei comportamenti di quella parte di noi che agisce (e non appare) su Facebook. La parte che scegliamo di non raccontare, quella non inclusa nella “rappresentazione selettiva” delle foto dei diplomi di merito e delle (bellissime) vacanze al mare ma che alla fine si ribella, viene fuori lo stesso e ci sabota tutto il Facebook.

 

E quando questa parte non ci piace che facciamo? Rompiamo lo specchio. “Mi scancello da fesibuc” tuona uno, “Basta, mi avete rotto!!! [inserire un gruppo sociale a caso] imbecilli! Pecore! Me ne vado” urla un altro; “…Sono deluso e amareggiato…” singhiozza un terzo mentre col cuore spezzato clicca “Disattiva l’Account” nelle impostazioni di Facebook.

La soluzione finale

(no, non QUELLA soluzione finale…)

E cosi’ pensano di elevarsi, di togliersi dalla melma e dal marciume idiota dei social. Senza realizzare che quel marciume e’ li’ perche’ ce l’hanno voluto loro, con le loro azioni.

E se dobbiamo credere a C. Carpenter nel suo studio sul narcisismo, Facebook e I comportamenti antisociali (in italia diremmo sociopatici?) in realta’ questi “illuminati” che se ne vanno sono proprio i piu’ patologici. Quelli che si tolgono di mezzo per fare un dispetto agli altri, cosi’ nessuno potra’ piu’ godere della loro presenza.

Ci viene in mente questa storiella…

…e adesso basta. Questo Blog e’ una monnezza, non ce la facciamo piu’ con questi post deficienti…

P.S. ce l’abbiamo piu’ lungo noi…

 

 

 

…Il blog.

Chiamate Malta 3131

(per chi si fosse perso il riferimento)

 Siamo nel 2017.  C’è un sacco di discussione sull’analfabetismo funzionale e le “fake news”. I due fenomeni sono strettamente collegati. Cioè se uno è un’analfabeta funzionale non è decisamente capace di analizzare criticamente quello che legge, ed è quindi suscettibile alle “fake news “(vedi l’articolo QUI).

Nella sua lingua di origine. La nostra è l’Italiano.

Ma…

L’inglese lo parlano pure i sassi…

Il mondo, tipo tutto il resto del pianeta, parla Inglese. Purtroppo o per fortuna l’Inglese, con lo Spagnolo, il Cinese, l’Arabo e il Russo (e l’Indiano e il Cingalese, ma quelli li parlano solo i nativi) è una delle “lingue universali”, ci piaccia o no.

Sì è vero, i Romani hanno portato il latino dappertutto, quindi da un certo punto di vista l’Inglese (che, diciamo, per il 30% è latino) lo spagnolo (stendiamo un velo pietoso) e il Francese (cha mancava prima ma lo parlano su tre continenti, quindi gli diamo una bella medaglia al merito) alla fin fine vengono dal latino. E qui una punta di orgoglio romano la sentiamo tutti.

Ma….

Tutti parlano inglese. Vuoi perché la grammatica e la sintassi della lingua sono facili-facili, vuoi perché’ alla fin fine è la lingua di internet, vuoi perché i britannici fino al secolo scorso erano padroni di, letteralmente, quasi mezzo mondo , alla fine l’inglese lo parlano tutti, chi più chi meno.

British Empire Map 1920
I bretoni avevano posato i loro piedoni proprio in tutti i continenti…

Le canzoni popolari sono in Inglese. I videogiochi sono in Inglese. I film sono in Inglese (ma noi ce li doppiamo, mica siamo scemi!) – e imbottiti di riferimenti alla cultura anglosassone come un Big Mac triplo.

Insomma che ci piaccia o no nell’inglesità (o americanezza) ci sguazziamo. Volenti o nolenti.

Ma…

Ma noi no-nno-no-no.

Nonostante tutto, continuiamo ad essere un Paese che tutto sommato dell’Inglese, come lingua, se ne fotte allegramente.

Veramente ce ne fottiamo di tutte le lingue (anche dell’Italiano, soprattutto i congiuntivi).

Ma…

…con tutto il rispetto, posso anche non sapere come si dice “un panino, per favore” in Swahili… Ma in Inglese, nel 2017, almeno quello.

Non sappiamo come gli italiani siano progrediti nella conoscenza delle lingue straniere negli ultimi 50 anni (mancano i dati storici, perlomeno cercando su Google) ma ci siamo fatti l’idea che la conoscenza si sia impennata subito dopo la guerra, per ovvii motivi, ma che sia poi andata scemando.

Comunque…

…perché continuiamo ad insistere con l’Inglese? Perché è anche il linguaggio delle emergenze. È il linguaggio che si usa nelle situazioni di disastro, nella comunità internazionale, nel quadro dell’assistenza umanitaria. Soprattutto per coordinarsi tra popoli di nazioni del “primo mondo”, (che in genere sono quelli che prestano soccorso) e spesso anche per comunicare con quelli cui si porta aiuto. Insomma l’Inglese è importante. È importante a livello diplomatico, operativo, militare, affaristico. L’inglese ci vuole.

I nostri campioni.

Lo sanno bene i politici italiani, che negli anni hanno raccolto una marea di *applausi*. Mi ricordo solo gli ultimi Alfano-Renzi-Rutelli-Berlusconi.

 

Hipster
Un Hipster, un bel ragazzo. Intelligente.

E qua viene il punto. A volte non conoscere l’inglese, oltre a essere un atteggiamento da hickpster (che è una crasi tra Hick e Hipster), è anche dannoso.

Spesso politici, capi di stato, diplomatici e militari di vertice pur non capendo l’inglese si ostinano a presentarsi a riunioni con le loro controparti di altre nazioni senza un interprete, nella convinzione (anche alimentata dalle schiere di yes men che normalmente popolano le loro corti) di avere le competenze necessarie.

 

Un Hillbilly (hick), anche lui un bel ragazzo, sicuramente molto colto.

Ecco perché per esempio l’Italia, pur essendo uno dei maggiori contributori alla NATO alla fine conta abbastanza poco nella definizione delle strategie di mutua difesa.

O perché, forse, non siamo mai riusciti a sfatare il mito di mafia-pizza-mandolino (anche se negli ultimi anni qualche progresso l’abbiamo pure fatto).

O che parliamo con le mani.

Insomma probabilmente abbiamo ancora un bacino di intelligenza e capacità che le altre nazioni “sviluppate” si sognano, ma non riusciamo a farci prendere sul serio perché parliamo come Super Mario…

…e questo quando va bene. Quando va male, i signori ai livelli alti fanno danni incalcolabili. E ci perdiamo soldi. Milioni. Miliardi. Ci perdiamo materiali, opportunita’ commerciali, energetiche. Prestigio internazionale.

Oppure ci perdiamo la vita. E di questo fino ad oggi non avevamo prove concrete, ma l’episodio recente successo al largo di Lampedusa getta una luce sinistra su tutto il discorso.

Call Malta

L’accaduto è più o meno come segue (il video si trova qui): un barcone pieno di migranti sta per affondare, uno dei passeggeri, con un telefono satellitare, chiama la Guardia Costiera italiana. L’operatore, dall’altra parte risponde, ma si capisce che pur comprendendo più o meno quello che gli viene detto, non coglie la gravità della situazione.

E non la coglie perché in quel momento sta lavorando al massimo delle sue capacità per processare quella marea di informazioni in Inglese.

Gli operatori a quel livello, immaginiamo, sono abituati a trattare comunicazioni di routine tra forze navali, magari in inglese ma con un gergo ben definito e sempre uguale. Ricevere e processare una chiamata “fuori standard” è uno sforzo pazzesco. E infatti annebbia la mente degli stessi telefonisti, che continuano a porre domande assurde al malcapitato. “Stiamo affondando!!! C’e’ mezzo metro d’acqua nella nave” “sì ma da dove siete partiti??”.

Si ma quanti siete?… Un fiorino! (oppure Your position!)

Sembra di assistere ad una rivisitazione grottesca della scena di “Non ci resta che piangere” in cui Troisi attraversa la frontiera e indipendentemente da quello che dichiara ogni volta che attraversa, il doganiere completa la lettura di un modulo standard e poi chiede il pagamento del dazio. Il doganiere non ascolta.

L’ultima chiamata è drammatica (e tra l’altro chi ha fatto i sottotitoli per l’Espresso non ha nemmeno capito che il dottore, al minuto 3:50 circa, non dice “il credito è finito” ma “we have no captain, the captain ran away. You understand me? […] woman had an abortion” cioè “non abbiamo il capitano, è scappato. Mi capisci? […] donna ha abortito” e tutto quello che l’operatore riesce a dire è: “Si si, hai chiamato Malta? Chiama Malta, chiama Malta”.

Questo dopo che il dottore, disperato, gli ha detto che lui Malta l’ha chiamata, ma quelli gli hanno detto che era più vicina a Lampedusa e che c’era una nave militare italiana vicino a loro…Per arrivare poi al surreale della voce dal retro che suggerisce all’operatore [digli che] “stai chiamando l’Italia…”

Al che il dottore, più lucido lui con in faccia la morte che l’operatore seduto in sala operativa, dice “Si si, Lampedusa, Lampedusa è in Italia…”

Non contenti dalla sala operativa chiamano Malta per rispondere ad un fax con cui i Maltesi richiedono di usare la nave da guerra per recuperare i naufraghi. La risposta è che distogliere la risorsa per recuperare i clandestini non è ideale. Sembra che l’operatore parli bene inglese, ma si intuisce che si era “preparato” la risposta.

E qui si entra di nuovo nel surreale. APPENA l’operatrice maltese fa una domanda “fuori standard” e cioè “è questa la P402 [di cui stai parlando]?” l’operatore italiano va in palla, non capisce nemmeno i numeri che gli vengono detti per telefono in inglese perfetto. A questo punto le cose sono chiare: abbiamo la sensazione che la sala operativa italiana non avesse capito che il barcone stava imbarcando acqua. Per problemi di mera competenza linguistica.

Insomma la sala operativa capisce che la situazione è grave solo quando Malta li richiama, alle 17:15 circa (cioè 5 ore dopo la prima chiamata di Jammo) dicendogli che il barcone si è ribaltato e la gente è in acqua. A quel punto la realtà si manifesta (sia lode) e mandano la nave Libra (la P402 che non si sapeva di chi era nello scambio precedente).

Ecco, siamo tornati all’analfabetismo funzionale. Gli operatori avevano la capacità di leggere e parlare, e di avere una comprensione limitata ma non avevano la capacità (e forse l’autorità) di analizzare criticamente le informazioni che acquisivano e prendere decisioni basate su ciò.

270 persone morte. Perche’ il doganiere non ascolta. Perche’ “il corso di inglese lo abbiamo fatto, e abbiamo pure preso dei voti ottimi”. Ma non e’ colpa nostra, perche “The Wuaind” ci ha trattenuto. Shish, non l’abbiamo fatto apposta. Bat Pliis, visit our country, we will welcome you with a better organization. And our English is very good. G.W. Bush said so.

Socrate era un coglione – ovvero “So di non sapere, ma tanto c’e’ Google!”

DISCLAIMER

(Quasi) tutte le foto in questo post non sono di contemporanei del soggetto (Socrate) perche’ di macchine fotografiche ad Atene nel 5 secolo AC ce n’erano poche. Vogliate perdonarmelo. 

Socrate e la dotta ignoranza

“La dotta ignoranza”. E’ cosi’ che si definisce l’atteggiamento di Socrate a proposito della coscienza di non poter sapere tutto.

Il concetto ci arriva dal’Apologia di Socrate, scritta da Platone, che ci racconta di come Socrate nell’essere cosciente dell’incompletezza della sua sapienza, cercasse costantemente di confrontarsi con individui che lui riteneva ne sapessero piu’ di lui. Si recava quindi da uomini saggi, poeti e artigiani (oggi diremmo “Professionisti”, meglio ancora “capitani d’industria”) per discutere e misurarsi ed eventualmente imparare cio’ che lui non sapeva.

Platone scrive che Socrate, nel difendersi dalle accuse che gli venivano mosse (che oggi sarebbero trasposte come idolatria e sobillazione), racconto’ di come Cherefonte, un suo amico, che si reco’ a Delfi per interrogare l’oracolo chiedendo se ci fosse qualcuno piu’ sapiente di Socrate. L’oracolo rispose che no, nessuno era piu’ sapiente di Socrate.

Appreso il responso dell’oracolo, Socrate ne rimase stupefatto e comincio’ ad interrogarsi su come confutare (o confermare) il detto dell’oracolo.

I soliti idioti

I politici
Matteo Renzi
Un sapiente politico (non Ateniese)

Quindi va da quelli che erano ritenuti gli “uomini saggi” dell’epoca.
E va da un politico, ci parla, e si rende conto che il tizio (ritenuto un sapiente da un sacco di gente normale e dai suoi pari) non sapeva un bel niente, pur essendo convinto lui stesso di sapere tutto.

Antonio Razzi
Un altro sapiente politico (pure lui non Ateniese)

Socrate fa delle osservazioni al politico, sottolineando le limitazioni della sua conoscenza, ma questi non le vuole sentire e lo manda via dicendogli una cosa del tipo “la sua vita non deve essere proprio facile (mi sta tra l’altro cordialmente sui maroni)”

Gli intellettuali

Allora pensa di andare dai poeti e dagli scrittori, che scrivono cose bellissime e percio’ dovranno sicuramente possedere una sapienza profonda e vasta altrimenti sarebbe loro impossible produrre scritti di una tale raffinatezza.

Roberto Saviano
Uno scrittore che non capisce quello che scrive (non Ateniese)

Ma si rende conto che anche gli scrittori e i poeti sono ignoranti al punto che nemmeno loro capiscono quello che scrivono. La bellezza dei loro scritti viene da una sorta di “ispirazione divina”. Insomma i poeti sono

Fedez
Un (sedicente) poeta (che pure lui non capisce quello che scrive – e non e’ Ateniese)

ignoranti, ma ispirati. E siccome in virtu’ di questa ispirazione hanno successo, pensano di essere sapienti e di esserlo universalmente. Anche loro non sanno e pensano di sapere.

Socrate estende le sue osservazioni pure ai poeti, incassa una nuova “ci stai cordialmente sui maroni” e prosegue.

I capitani d’industria
Sergio Marchionne
Un Artigiano moderno. Italiano.

Decide di andare dagli artigiani. Quelli bravi, quelli da cui vanno tutti. Si rende conto che questi, che sembravano i piu’ umili e i meno istruiti erano tutto sommato sapienti. Quindi gli artigiani “la sapevano”. Socrate pero’ si rende conto che gli artigiani, all’infuori della conoscenza che necessariamente dovevano avere per motivi professionali, non sapevano proprio un cacchio, pur pensando (come gli altri) di sapere.

Luca Cordero di Montezemolo. altrimenti conosciuto come Luca Cordero di Montezemolo
Un altro artigianone non Ateniese

Insomma anche gli artigianoni, in virtu’ del fatto che erano considerati comunque dei punti di riferimento, pensavano di sapere tutto di tutto, ma alla fine non sapevano. Socrate se ne va rimanendo piuttosto simpatico anche ali artigiani, finendo cosi’ di farsi amici in tutta la comunita’ ateniese.

La conclusione e’ nell’ignoranza.

Il filosofo-ignorante conclude che tutto sommato il fatto di avere coscienza della propria ignoranza denoti proprio una sua (seppur di poco) maggiore sapienza rispetto a quelli che ignorano anche il fatto di essere ignoranti.

Con le sue osservazioni sull’ignoranza dei politici, degli intellettuali e degli artigiani Socrate si inimica una buona parte degli stessi, cosa che gli sara’ fatale per gli esiti del processo.

Si ma a me che me frega?

Ecco, il punto di tutto ‘sto tiratone sono appunto due considerazioni:

  1. Tutto sommato le cose non sono cambiate tanto dal V secolo AC ad oggi. Siamo pieni di gente piena di se’, che ci governa con l’ignoranza (nostra e loro), ma senza andare tanto lontano: probabilmente abbiamo tutti piu’ di un parente/amico che e’ quello che sa sempre tutto, mai un dubbio. Salvo poi essere quello piu’ nella merda di tutti. E comunque:
    I politici sono sempre i politici (dopotutto e’ quello il mestiere piu’ antico del mondo).
    I poeti sono diventati i cantanti e gli scrittori popolari ma impegnati (e con la scorta). E comunque Socrate intendeva gli intellettuali in genere.
    Gli artigiani sono diventati i capitani d’industria, di cui noi abbiamo esempi egregi, in Italia.
  2. Oggi stiamo meglio di ieri, perche’ la conoscenza e’ accessibile dappertutto, Google, wikipedia, ma soprattutto i social (Facebook, pinterest, reddit, youtube ecc…) sono gli oracoli a cui ci rivolgiamo. Spesso per vedere chi ha ragione quando discutiamo col/la consorte… ma comunque sono i “posti” virtuali dove andiamo a leggere quello che non sappiamo.

E ci facciamo cosi’ una cultura non cultura, pensiamo di sapere tutto, invece sappiamo meno di prima perche’ ci formiamo una conoscenza frammentata, in pillole, che poi vengono digerite ed espulse. Niente ci rimane perche’ tutto e’ usa e getta, compresa la cultura.

Socrate sconvolto.

Insomma, Internet e’ una gran cosa, ed avere tutte le conoscenze del genere umano a portata di dito e’ veramente una cosa da film di fantascienza. Pero’ ci fa perdere coscienza della nostra fallibilita’ e della nostra ignoranza. Del fatto che non e’ vero che “io cio’ sempre ragione” (E se non ce l’ho mi basta un attimo su google e sto a posto), oppure che “e’ impossibile non saperlo!”.

Socrate sarebbe inorridito e stupefatto. Sconvolto. Certe volte dovremmo restare sconvolti pure noi.

The MEME and you, or how to wage “gorilla warfare”

The Internet MEME phenomenon. So much talk, so little understanding.

Is this even a meme?
The Fail Meme Kid – credit: QuickMeme

The MEME is possibly one of the most misunderstood phenomenons on the internet. Especially by people that try to understand it to explain it to us, failing miserably (pic related).

The Doge would agree.

Memes can be powerful and terrible, they are credited to have helped elect presidents (or better have been elected president of the US) and shape public opinion.

Success Kid - Social media Expert
Credit : memegenerator.net

Internet memes do work to an extent, and for sure they are at least responsible for some of the fake news circulating around social networks. But, to work they need to be understood by the target culture. Nothing new here, we’re just trying to restate the obvious truth that a lot of “social media experts” are missing.

Apparently Russia, China, the Intelligence agencies and in general all the shady flocks around the planet are striving to use memes to gain world domination. As in, if Pepe the Frog (below) could be used to sway public opinion and perception. Also: your mom would not understand Pepe the Frog.

Credit: Memegenerator / imgflip

Or people in South East Asia will probably have a couple of issues understanding that Dank Doge Meme we have as a featured image.

As we do not understand Lebanese Yoda…

Lebanese Yoda electricity times knows he.
Credit The Guardian https://www.theguardian.com

You get the point. Memes are culture-bound more than anything else. Because they are CREATED by a very specific segment of a culture.

And they cannot really convey complex messages.

Yes, they’re funny and they can cause a couple of guys to shift their perspective a little on topic. But still you could not use the to spark an Arab Spring… or could you?

From what we can view (and we have a W I D E view) there needs to be more than memes if you want to influence people. If they were to be used as a weapon of mass influence, they had to go along some more systematic and organized information strategy. Memes alone will bring you nowhere (at least they’ll make you laugh).

But in elections. (in the US).

What is a MEME, anyway?

Everybody can do a search on Google, right? And casually land on the corresponding Wikipedia webpage, right? So We’re not going to insult your intelligence with the whole story about the guy who wanted to find a word to describe the biological behavior of a cultural element carrying information around “independently”, and that is also capable of evolving and had its own life cycle. You can go ahead and educate yourself.

For the purpose of this page it will suffice to say they are not only images. In fact they are not images at all, they are ideas. Concepts. That usually (on the internet) use the husk of an image (e.g. a still from a movie, a photoshopped picture. But they could be anything: text, sound, video, jokes) as a vessel to bring a message. And they evolve, they combine with one another, and they go extinct.

Or try very hard to come into existence…

Milhouse not being a meme is a meme… Clear as mud huh?

BUT, Do WE like you?

Yes. We like MEMEs.

They reference to our culture, our past, hint at our expectations and represent our inner child. They can say what they want to say, which is incidentally what WE want to say. This is why we like them so much. MEMEs are ingrained into our culture but they also make it (at least they make our online culture and often spill over into real life).

MEMEs work because of that. They were once single messages, images with a given meaning (or texts with a specific purpose). Then magic happens, and they became vehicles for ideas. Their original meaning can be retained or they get re-defined and more meanings get bolted on top of the original one, sometimes reinforcing it, sometime subverting it altogether.

The Semantic Lasagna

Yep, that what it boils (broils?) down to: semantic lasagna… strata of meaning one on top of the other, with the bottom one designed to get you with familiarity.

They are a flag of anarchy, an indication of how something that was once intended to carry a concept can be used to convey something else altogether. Yet they are comprehensible…

…to a restricted portion of the audience they reach. And this is their limitation, they are LIMITED. They are funny, but limited. You need proper understanding of the parent culture to be able to decode, understand, laugh at and be influenced by a meme, or you could fall for the stalest copypasta of them all and believe that somebody is going to go all “gorilla warfare” on you.

Obi Wan knows better

Worse, you might think you could actually win hearts and minds with this trick. And those ain’t no Jedi mind tricks.

They’re just internet geek insider jokes that might happen to have an effect on people already inside that same pocket of internet sub-culture.

Plus,

That’s it. We’re pretty sure that stuff was not in Hitler’s head. Studies say you cant really live without brain…

they’re not really new as a form of communication. When did we use images, catchy phrases and impact-like fonts to communicate over-simplified ideas? We really cant’ think of any (PSST: look to the right! ->)

 

And even if we did, we are pretty sure that stuff alone would not have had any effect if it wasn’t backed by actions and other stuff that gave it ground to stand on.

Moar MEMES?

So you think you can win with memes? That they will help you wind the next political election? Think again. You might find you need strategy, communication plans, specialists, advisors and maybe some actual skills yourself…

Non Creto nemmeno io.
He thinks not.

…eh, maybe not. As a matter of fact, I might take that back. Definitely not.

The post-truth box, or how to be smart around fake news.

we hear a lot of talking about the post-truth era, fake news, propaganda and the like.

So we think: this is the nth BS story taken way too seriously by people that take themselves way too seriously.

Journalists who do not want to lose their job.
Politicians scared that their reputation will erode because of the acid propaganda flinged at them.
And a fully populated middle earth of self proclaimed media gurus who now have the skills to point out what post-truth is and how to counter it. With all that goes with it, including how to recognize false propaganda, how to mitigate its effects.
And to tell you who’s behind that news outlet or “who gains” from this or that news item, they’d garnish all with a side of ‘behindology’ (…conspiracy theories, that is, but we thought the “behind” element was strangely fitting here…). Or did you want fries with that?

Now.

Fake news are a fact.

Beautiful, isn't it?
1972 NASA – AFP PHOTO/NASA

The post-truth era? Not so much. We have given people of the world (and we mean the whole freaking Blue Marble, not just the so-called western countries, the northern hemisphere or the rich ones, we really mean men and women on the whole Earth) access to the so-called Mainstream Media (Radio, TV, the press and nowadays Internet).

Radio and TV (and the press) are by their own nature very controllable media. Someone decides what goes on them and the whole population receives them passively. We have been trained, during the 6/7 decades in which we had television, to LISTEN and BELIEVE to what came from the box.

The box can be no wrong. It does know. It uses big words. If it uses a word that becomes language.

This is the power we abdicated to the box, it makes our language, therefore it chooses the words we use, the symbols we recognize and interpret to represent and recreate our worlds in our brains. The box is us.

SISO - the simple model
The SISO system philosophy

Then along came the Internet. The Internet gives Zero fucks if who writes (or talks, or looks to a camera and displays a sign) has been authorized and vetted to do so. Also, the internet gives Zero fucks if what gets put into it is true. The Internet is a database with a “SISO” attitude (see diagram for clarifications on SISO). Nobody is in charge anymore. Nobody is telling the system operators what messages they should broadcast for our little brains to absorb. On the internet, in social media, nobody is doing the fact checking (that supposedly gets done by other traditional media, right? Right? ).

Well, where does this brings us? To an interesting place. In 7 decades (less in some places, but still…) we have been trained to be a-critical and take whatever comes to us as truth. If it is out there and someone is screaming it from the top of their lungs from the box, they must have done some fact checking, right?

This is what has been ingrained into us.

Now, because we have been made incapable of performing fact checking on our own and we have put our inquisitive, critical minds (which is what makes us, us and not some form of hairless primate) on standby, some of the aforementioned self-proclaimed media gurus, worried (ex)politicians and (even more worried but yet non ex) “journalists” are scrambling to give us advice on how to spot fake news.

So the situation looks like we have been made drunk by making us binge consumers of controlled (selected) media, taking away from us the responsibility to check if stuff is true or not, and now the cure seems to be that we should listen some more, to the ones that tell us where to look to find the true truth. Not the false truth or the “i don’t really know ’cause I’ve not checked, but I like this other guy’s idea better because it benefits ME” truth.

So, we’re metaphorically drunk (because we are used to drink whatever gets handed to us without questioning) and the cure is to blindly accept yet some more drinks?

Are we alone in not seeing ANY logic in this? What if we started to do our own fact checking? What if we started to smell the drink, ask where it came from, question if it was from a sealed container, sip it slowly and watch what happens before committing to drink?

Why don’t they tell us THAT? Why don’t we tell us THAT? That is, how to know if something is bullshit or not…

But then we, the all singing, all dancing crap of the world would become a critical audience (no hyphen there), much harder to fool, more resilient to propaganda and influence. Advertisement might stop working. Politicians might be forced to keep their electoral promises.

So the cure is, please listen to us: The box can be no wrong. It does know. It uses big words. If it uses a word that becomes language.

Just pay no attention to the man behind the curtain

…er, box. We meant Box.

Webmaster 136

Title image credits> English Oxford living dictionaries